

Rischio speculazione e infiltrazione mafiosa nella ricostruzione delle terre terremotate
Il problema
A otto anni quasi dal terremoto che ha martoriato i comuni del centro Italia nel 2016, la ricostruzione è ancora un sogno, anzi per molti un incubo.
Mi chiamo Umberto, ho 47 anni e sono un terremotato, sono anche un nipote e un figlio e ora un padre che ha vissuto ed è cresciuto come tanti altri in quelle zone cancellate e non più ricostruite.
I miei nonni finita la guerra si trasferirono in un paesino nel comune di Accumoli ristrutturando un palazzetto del 1931 e costruendo un fabbricato accanto, un sogno da condividere con le tre figlie e i futuri nipoti facendo immani sacrifici fisici ed economici, sogno di cui ormai non resta più nulla.
Ma voglio raccontare l'attuale, dopo otto anni tutti e dico tutti i governi che si sono succeduti senza distinzione hanno promesso ma mai mantenuto, ne fatto qualcosa di concreto, ma solo peggiorato le cose con continui cambiamenti burocratici e di commissari alla ricostruzione inadeguati.
Ad oggi ci resta solo la paura che arrivino anche gli sciacalli, gli speculatori e le infiltrazioni MAFIOSE sempre a caccia di facili falle da sfruttare.
CHIEDIAMO
- il ripristino del divieto per due anni di vendere le case dei territori terremotati riparate con fondi pubblici asoggetti diversi dal coniuge e parenti o confinanti e residenti, pena la decadenza dei contributi (si ricorda pari al 100% dei danni) e l'obbligo di restituzione con relativo pagamento degli interessi.
- l'obbligo di individuare la ditta esecutrice dei lavori attraverso 'procedura concorrenziale', quindi tra almeno tre imprese iscritte all'anagrafe. Tutto questo garantirebbe maggiore trasparenza nel processo di ricostruzione e un controllo sull'investimento di finanziamenti pubblici.
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Il problema
A otto anni quasi dal terremoto che ha martoriato i comuni del centro Italia nel 2016, la ricostruzione è ancora un sogno, anzi per molti un incubo.
Mi chiamo Umberto, ho 47 anni e sono un terremotato, sono anche un nipote e un figlio e ora un padre che ha vissuto ed è cresciuto come tanti altri in quelle zone cancellate e non più ricostruite.
I miei nonni finita la guerra si trasferirono in un paesino nel comune di Accumoli ristrutturando un palazzetto del 1931 e costruendo un fabbricato accanto, un sogno da condividere con le tre figlie e i futuri nipoti facendo immani sacrifici fisici ed economici, sogno di cui ormai non resta più nulla.
Ma voglio raccontare l'attuale, dopo otto anni tutti e dico tutti i governi che si sono succeduti senza distinzione hanno promesso ma mai mantenuto, ne fatto qualcosa di concreto, ma solo peggiorato le cose con continui cambiamenti burocratici e di commissari alla ricostruzione inadeguati.
Ad oggi ci resta solo la paura che arrivino anche gli sciacalli, gli speculatori e le infiltrazioni MAFIOSE sempre a caccia di facili falle da sfruttare.
CHIEDIAMO
- il ripristino del divieto per due anni di vendere le case dei territori terremotati riparate con fondi pubblici asoggetti diversi dal coniuge e parenti o confinanti e residenti, pena la decadenza dei contributi (si ricorda pari al 100% dei danni) e l'obbligo di restituzione con relativo pagamento degli interessi.
- l'obbligo di individuare la ditta esecutrice dei lavori attraverso 'procedura concorrenziale', quindi tra almeno tre imprese iscritte all'anagrafe. Tutto questo garantirebbe maggiore trasparenza nel processo di ricostruzione e un controllo sull'investimento di finanziamenti pubblici.
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Petizione creata in data 3 maggio 2024