Restare è un diritto: una legge per le aree interne.

Firmatari recenti
Francesca Boccieri e altri 12 hanno firmato di recente.

Il problema

Le aree interne rappresentano oltre il 60% del territorio italiano e ospitano milioni di cittadini. Nonostante ciò, vengono continuamente messe in secondo piano nel dibattito politico e anche l'opinione pubblica generale non sembra avere grande interesse per il rilancio di questi luoghi, così ricchi di potenzialità di sviluppo ma troppo spesso lasciati a loro stessi, senza che vengano proposte o attuate soluzioni pratiche per contrastare il loro isolamento, che conduce a uno spopolamento in costante crescita. La politica nazionale sembra essersi arresa di fronte a questa situazione, tanto che nell'ultimo Piano strategico nazionale per le Aree Interne dell'estate 2025 si constata che per certi luoghi sia possibile soltanto un "accompagnamento" al definitivo abbandono, una sorta di cura palliativa al declino. Eppure, questo non è un destino inevitabile.

Dal 2022, l'associazione Give Back - Giovani Aree Interne si occupa della tematica, ponendola in stretta relazione con le problematiche giovanili e con le questioni legate all'Unione Europea, tramite eventi, conferenze e pubblicazioni. In particolare, nel 2025 (26 luglio- 1 agosto) l'associazione ha organizzato un policy lab nel comune di Bagnoli Irpino (AV) durante il quale 50 giovani provenienti da tutta Italia e con background più disparati (amministratori, ricercatori, professionisti e semplici appassionati) hanno lavorato all'elaborazione di una proposta politica per le aree interne. Da questo lavoro collettivo è emersa una chiara linea d'indirizzo: per rilanciare le aree interne non serve solo lo stanziamento di fondi, ma sono necessarie innanzitutto politiche strutturali che investano sul capitale umano di quei territori.

 

LA NOSTRA PROPOSTA

La policy che Give Back, con il supporto dell’Associazione Comuni Virtuosi, propone è volta a favorire il ripopolamento e il rilancio sociale, economico e culturale delle aree interne attraverso misure che puntino soprattutto alla valorizzazione delle potenzialità e delle opportunità presenti sul territorio. Nella nostra proposta chiediamo al Governo di porre in atto, entro sei mesi dall'approvazione della legge, una serie di strumenti che possano contribuire allo sviluppo dei territori marginali, sempre con un'attenzione particolare a ciò che può fare davvero la differenza: le persone.

La proposta mira alla creazione di luoghi e momenti di aggregazione, in cui i membri della comunità possano ritrovarsi per discutere delle loro problematiche, elaborando soluzioni o inviando le loro richieste agli uffici competenti, siano essi regionali, nazionali o europei, stimolando così la partecipazione collettiva alla vita pubblica. Si propone, ad esempio, l'istituzione di assemblee civiche che fungano da organo di autogoverno locale, l'apertura di sportelli informativi sulle opportunità messe a disposizione dall'Unione Europea e l'obbligo per i comuni di costituire dei Forum dei Giovani cittadini in cui questi ultimi possano far emergere le loro richieste. Inoltre, è prevista la costituzione di Hub di Prossimità sulla base delle “Unioni di Comuni”, dotati di uffici di progettazione autonomi. 

Oltre a questo, nella policy si propongono anche interventi concreti mirati a sopperire alle mancanze delle aree interne. Alcune di queste misure prevedono: l’implementazione della figura dell’infermiere di prossimità-continuità, in particolare proponendo di collocare 1 infermiere ogni 300 abitanti; la creazione di un servizio di trasporti a chiamata basato su una piattaforma nazionale e poi riutilizzabile anche da Regioni e Comuni; l’ampliamento della formazione digitale per PA e imprese e dell’alfabetizzazione digitale per gli anziani; l’attivazione di poli di innovazione per le politiche rurali.

La mission principale della nostra proposta di legge è far sì che gli strumenti che essa mette a disposizione fungano da incentivo per i membri delle comunità locali a restare nei luoghi dove sono nati e a reinvestire lì la loro conoscenza, in modo da creare un circolo virtuoso che consenta ai giovani delle aree interne di essere formati e di sviluppare a loro volta le loro competenze specifiche. Inoltre, in questi territori non c’è solo un problema di scarsa conoscenza di codeste risorse, ma anche di poco capitale tecnico in grado di poter recepire questi fondi, quindi la nostra azione punta sulla formazione dei membri della comunità, che saranno così in grado di sfruttare al meglio le potenzialità del territorio e le opportunità dei progetti nazionali ed europei.

 

COSA CHIEDIAMO?

Chiediamo ai decisori locali e nazionali, agli esponenti del mondo accademico e professionale e soprattutto ai cittadini che vivono in prima persona le problematiche che abbiamo descritto, di sostenere la nostra proposta di legge, che punta a riconoscere in primo luogo il ruolo centrale del capitale umano nelle politiche per le aree interne, che unisce soluzioni concrete e strumenti di cittadinanza attiva, che mette in connessione Comuni, Regioni, Governo e istituzioni europee e che garantisca continuità e visione a lungo termine alle politiche a favore delle aree interne. 

Firmare questa petizione significa sostenere un’idea semplice ma decisiva: il futuro delle aree interne passa dalle persone che le abitano.
Diamo loro gli strumenti per restare, tornare e costruire.
Diamo futuro alle aree interne.

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Firmatari recenti
Francesca Boccieri e altri 12 hanno firmato di recente.

Il problema

Le aree interne rappresentano oltre il 60% del territorio italiano e ospitano milioni di cittadini. Nonostante ciò, vengono continuamente messe in secondo piano nel dibattito politico e anche l'opinione pubblica generale non sembra avere grande interesse per il rilancio di questi luoghi, così ricchi di potenzialità di sviluppo ma troppo spesso lasciati a loro stessi, senza che vengano proposte o attuate soluzioni pratiche per contrastare il loro isolamento, che conduce a uno spopolamento in costante crescita. La politica nazionale sembra essersi arresa di fronte a questa situazione, tanto che nell'ultimo Piano strategico nazionale per le Aree Interne dell'estate 2025 si constata che per certi luoghi sia possibile soltanto un "accompagnamento" al definitivo abbandono, una sorta di cura palliativa al declino. Eppure, questo non è un destino inevitabile.

Dal 2022, l'associazione Give Back - Giovani Aree Interne si occupa della tematica, ponendola in stretta relazione con le problematiche giovanili e con le questioni legate all'Unione Europea, tramite eventi, conferenze e pubblicazioni. In particolare, nel 2025 (26 luglio- 1 agosto) l'associazione ha organizzato un policy lab nel comune di Bagnoli Irpino (AV) durante il quale 50 giovani provenienti da tutta Italia e con background più disparati (amministratori, ricercatori, professionisti e semplici appassionati) hanno lavorato all'elaborazione di una proposta politica per le aree interne. Da questo lavoro collettivo è emersa una chiara linea d'indirizzo: per rilanciare le aree interne non serve solo lo stanziamento di fondi, ma sono necessarie innanzitutto politiche strutturali che investano sul capitale umano di quei territori.

 

LA NOSTRA PROPOSTA

La policy che Give Back, con il supporto dell’Associazione Comuni Virtuosi, propone è volta a favorire il ripopolamento e il rilancio sociale, economico e culturale delle aree interne attraverso misure che puntino soprattutto alla valorizzazione delle potenzialità e delle opportunità presenti sul territorio. Nella nostra proposta chiediamo al Governo di porre in atto, entro sei mesi dall'approvazione della legge, una serie di strumenti che possano contribuire allo sviluppo dei territori marginali, sempre con un'attenzione particolare a ciò che può fare davvero la differenza: le persone.

La proposta mira alla creazione di luoghi e momenti di aggregazione, in cui i membri della comunità possano ritrovarsi per discutere delle loro problematiche, elaborando soluzioni o inviando le loro richieste agli uffici competenti, siano essi regionali, nazionali o europei, stimolando così la partecipazione collettiva alla vita pubblica. Si propone, ad esempio, l'istituzione di assemblee civiche che fungano da organo di autogoverno locale, l'apertura di sportelli informativi sulle opportunità messe a disposizione dall'Unione Europea e l'obbligo per i comuni di costituire dei Forum dei Giovani cittadini in cui questi ultimi possano far emergere le loro richieste. Inoltre, è prevista la costituzione di Hub di Prossimità sulla base delle “Unioni di Comuni”, dotati di uffici di progettazione autonomi. 

Oltre a questo, nella policy si propongono anche interventi concreti mirati a sopperire alle mancanze delle aree interne. Alcune di queste misure prevedono: l’implementazione della figura dell’infermiere di prossimità-continuità, in particolare proponendo di collocare 1 infermiere ogni 300 abitanti; la creazione di un servizio di trasporti a chiamata basato su una piattaforma nazionale e poi riutilizzabile anche da Regioni e Comuni; l’ampliamento della formazione digitale per PA e imprese e dell’alfabetizzazione digitale per gli anziani; l’attivazione di poli di innovazione per le politiche rurali.

La mission principale della nostra proposta di legge è far sì che gli strumenti che essa mette a disposizione fungano da incentivo per i membri delle comunità locali a restare nei luoghi dove sono nati e a reinvestire lì la loro conoscenza, in modo da creare un circolo virtuoso che consenta ai giovani delle aree interne di essere formati e di sviluppare a loro volta le loro competenze specifiche. Inoltre, in questi territori non c’è solo un problema di scarsa conoscenza di codeste risorse, ma anche di poco capitale tecnico in grado di poter recepire questi fondi, quindi la nostra azione punta sulla formazione dei membri della comunità, che saranno così in grado di sfruttare al meglio le potenzialità del territorio e le opportunità dei progetti nazionali ed europei.

 

COSA CHIEDIAMO?

Chiediamo ai decisori locali e nazionali, agli esponenti del mondo accademico e professionale e soprattutto ai cittadini che vivono in prima persona le problematiche che abbiamo descritto, di sostenere la nostra proposta di legge, che punta a riconoscere in primo luogo il ruolo centrale del capitale umano nelle politiche per le aree interne, che unisce soluzioni concrete e strumenti di cittadinanza attiva, che mette in connessione Comuni, Regioni, Governo e istituzioni europee e che garantisca continuità e visione a lungo termine alle politiche a favore delle aree interne. 

Firmare questa petizione significa sostenere un’idea semplice ma decisiva: il futuro delle aree interne passa dalle persone che le abitano.
Diamo loro gli strumenti per restare, tornare e costruire.
Diamo futuro alle aree interne.

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Petizione creata in data 29 gennaio 2026