RICOSTRUIRE GAZA - Solo ai palestinesi spetta la titolarità della ricostruzione


RICOSTRUIRE GAZA - Solo ai palestinesi spetta la titolarità della ricostruzione
Il problema
Con questo appello l’associazione Sinistra Futura intende sollevare una questione delicata e fondamentale per il destino di Gaza: la questione della titolarità della sua ricostruzione. Non sembri prematuro proporla oggi nel pieno di una occupazione della Striscia da parte dell’esercito israeliano e in una fase del conflitto in cui al massimo il negoziato tra le parti si spinge a concordare una fragile tregua. Tregua che consideriamo urgente e indispensabile per fermare il massacro e lo sterminio per fame. Tregua che dovrebbe servire anche per fare luce sulle possibili prospettive. Preoccupa che sia sparito dall’orizzonte del dibattito internazionale la promessa dei “due popoli due Stati” in cui alcuni dei protagonisti principali del conflitto non vogliono più credere, se mai vi abbiano mai creduto: tra questi il governo Netanyahu, gli Stati Uniti di Trump, Hamas. Se il futuro dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania viene discusso solo all’interno di questi tre attori, difficilmente si riuscirà a trovare una soluzione dignitosa e giusta per il popolo palestinese. Se non intervengono con forza la Comunità internazionale, l’Unione Europea e i Paesi arabi, il destino più probabile è quello della trasformazione di Gaza in un Protettorato permanente se non della cacciata di gran parte dei palestinesi dai loro territori, a cominciare dalla Striscia. Insomma una seconda Nakba. Se vogliamo impedire che questo disegno si realizzi, occorre prefigurare uno scenario alternativo basato sul multilateralismo e sul primato del Diritto Internazionale.
In forza del Diritto internazionale, il popolo palestinese può rivendicare legittimamente gli stessi diritti del popolo israeliano e nessuno dei due può pretendere di cancellare i diritti dell'altro. In questo quadro i palestinesi di Gaza hanno diritto di vivere nella Striscia e a ricostruirla in piena autonomia, con l'aiuto e le adeguate garanzie assunte e realizzate dalla Comunità internazionale. Altri disegni sul destino di Gaza sono illegittimi e vanno condannati e contrastati. E’ evidente che come precondizione ci sta la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani, così come è evidente che la sicurezza di Gaza e dei territori confinanti non può essere affidata all’esercito israeliano né tanto meno ad Hamas. E’ compito di uno sforzo multilaterale promosso dall’ONU affrontare e risolvere positivamente questo nodo che non può essere affidato alle rinate ambizioni di egemonia sul Medio Oriente da parte degli Stati Uniti. Ecco perché l'impegno più forte da assumere e da far condividere a tutti coloro che si ritengono “giusti”, a partire da quelli che vivono in Italia e in Europa, è l'impegno alla ricostruzione palestinese di Gaza, è l’impegno a riconoscere la titolarità della ricostruzione al solo popolo palestinese che dovrebbe essere chiamato ad esprimersi direttamente sul tema. Le modalità successive al riconoscimento di questo fondamentale principio di autodeterminazione dipenderanno dalla buona volontà di tutti gli attori multilaterali da coinvolgere: Italia, Unione Europea, Paesi arabi e islamici, Consiglio di Sicurezza e Assemblea dell'ONU. A quel punto si convochi da parte della Comunità internazionale una Conferenza multilaterale per la ricostruzione palestinese di Gaza con la supervisione dell'ONU e la presenza di tutti i Paesi “donatori”. Ma per arrivare a incidere su equilibri così complessi e indirizzarli nella giusta direzione occorre subito muovere i primi passi anche con pronunciamenti pubblici come quello che stiamo proponendo come Sinistra Futura, consapevoli che la questione giuridica, etica e politica della titolarità della ricostruzione di Gaza non può essere lasciata in mano ad arroganze imperiali e a disegni razzisti e neocoloniali che mirano ad espellere i palestinesi dai loro territori.

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Il problema
Con questo appello l’associazione Sinistra Futura intende sollevare una questione delicata e fondamentale per il destino di Gaza: la questione della titolarità della sua ricostruzione. Non sembri prematuro proporla oggi nel pieno di una occupazione della Striscia da parte dell’esercito israeliano e in una fase del conflitto in cui al massimo il negoziato tra le parti si spinge a concordare una fragile tregua. Tregua che consideriamo urgente e indispensabile per fermare il massacro e lo sterminio per fame. Tregua che dovrebbe servire anche per fare luce sulle possibili prospettive. Preoccupa che sia sparito dall’orizzonte del dibattito internazionale la promessa dei “due popoli due Stati” in cui alcuni dei protagonisti principali del conflitto non vogliono più credere, se mai vi abbiano mai creduto: tra questi il governo Netanyahu, gli Stati Uniti di Trump, Hamas. Se il futuro dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania viene discusso solo all’interno di questi tre attori, difficilmente si riuscirà a trovare una soluzione dignitosa e giusta per il popolo palestinese. Se non intervengono con forza la Comunità internazionale, l’Unione Europea e i Paesi arabi, il destino più probabile è quello della trasformazione di Gaza in un Protettorato permanente se non della cacciata di gran parte dei palestinesi dai loro territori, a cominciare dalla Striscia. Insomma una seconda Nakba. Se vogliamo impedire che questo disegno si realizzi, occorre prefigurare uno scenario alternativo basato sul multilateralismo e sul primato del Diritto Internazionale.
In forza del Diritto internazionale, il popolo palestinese può rivendicare legittimamente gli stessi diritti del popolo israeliano e nessuno dei due può pretendere di cancellare i diritti dell'altro. In questo quadro i palestinesi di Gaza hanno diritto di vivere nella Striscia e a ricostruirla in piena autonomia, con l'aiuto e le adeguate garanzie assunte e realizzate dalla Comunità internazionale. Altri disegni sul destino di Gaza sono illegittimi e vanno condannati e contrastati. E’ evidente che come precondizione ci sta la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani, così come è evidente che la sicurezza di Gaza e dei territori confinanti non può essere affidata all’esercito israeliano né tanto meno ad Hamas. E’ compito di uno sforzo multilaterale promosso dall’ONU affrontare e risolvere positivamente questo nodo che non può essere affidato alle rinate ambizioni di egemonia sul Medio Oriente da parte degli Stati Uniti. Ecco perché l'impegno più forte da assumere e da far condividere a tutti coloro che si ritengono “giusti”, a partire da quelli che vivono in Italia e in Europa, è l'impegno alla ricostruzione palestinese di Gaza, è l’impegno a riconoscere la titolarità della ricostruzione al solo popolo palestinese che dovrebbe essere chiamato ad esprimersi direttamente sul tema. Le modalità successive al riconoscimento di questo fondamentale principio di autodeterminazione dipenderanno dalla buona volontà di tutti gli attori multilaterali da coinvolgere: Italia, Unione Europea, Paesi arabi e islamici, Consiglio di Sicurezza e Assemblea dell'ONU. A quel punto si convochi da parte della Comunità internazionale una Conferenza multilaterale per la ricostruzione palestinese di Gaza con la supervisione dell'ONU e la presenza di tutti i Paesi “donatori”. Ma per arrivare a incidere su equilibri così complessi e indirizzarli nella giusta direzione occorre subito muovere i primi passi anche con pronunciamenti pubblici come quello che stiamo proponendo come Sinistra Futura, consapevoli che la questione giuridica, etica e politica della titolarità della ricostruzione di Gaza non può essere lasciata in mano ad arroganze imperiali e a disegni razzisti e neocoloniali che mirano ad espellere i palestinesi dai loro territori.

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Petizione creata in data 5 luglio 2025